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lunedì 29 febbraio 2016

C come caponata - condivisione - cambiamento

Immaginando un menù di Pasqua che anticipasse sapori e profumi di primavera, senza mai allontanarsi troppo mi sono ritrovato a sfogliare le ricette di un diario scritto durante una vacanza in Sicilia.
Molte altre volte ho scritto di quanto mi abbiano influenzato, e ispirato, le cucine dove ho lavorato in passato, e per deformazione professionale i luoghi che ho visitato per piacere; questo blog è pieno di ricette che partendo da un tema, ingrediente, sapore o profumo, legati a ricordi e tradizioni, alle mie radici, si snoda lungo tracce nuove risolvendo curiosità spesso inattese.
In un tempo che sembra voglia dirci, vai mettiti in cammino, mi trovo a pensare che questo lavoro mi ha insegnato che in una piccola cucina possa starci un po’ di quel mondo che ci spaventa, incuriosisce, innamora: bisogna saperlo prendere com’è, e un po’ cercare di migliorarlo, vivendoci.
La ricetta della caponata me l’ha data un cuoco tra pause di lavoro (le sue), di sdraio (le mie) e assaggi –molti - di “piatti in siciliano”, io ho aggiunto le carote che non ho trovato in altre ricette e il basilico tritato fresco, che era un po’ una mia fissa quell’estate lì.

Il procedimento, non è difficile, lo definirei alchemico: da fare con calma, un buon sottofondo musicale, un buon bicchiere vicino; la cosa stupefacente è come gli ingredienti, che vengono cotti e separati, si riuniscano alla fine con un tuffo ecumenico nella salsa: ancora una volta, per me, tavola piena di persone può ben rappresentare un mondo – piccolo magari – ma migliore.